Attenzione
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CONSIGLI UTILI E FUTILI DAL MONDO DELLE DONNE

FRAGILI

SULLE SPINE DELLA VITA

di Fausto Corsetti.
“Lo consideravo il mio amico migliore. Avevo bisogno e non si è fatto trovare. Mi aveva detto che saremmo stati di aiuto l’uno all’altro. E invece se n’è andato con la mia amica”.
“Avevo un lavoro che mi piaceva e mi gratificava. Mi hanno trasferito”.
 “Mio figlio frequentava l’università e ogni esame era un trenta. Improvvisamente ha deciso di smettere”.
“Era la gioia della mia vita, lavoravo come un matto per costruire la vita insieme con lei. Si è messa con un uomo sposato”.
“Gli mancavano alcuni mesi per la pensione. Un tumore se l’è portato via in pochi giorni”.
Giornate perdute nel niente, ore affogate nella noia, interessi meschini e banali, affanni e lotte per cose senza domani…
La capacità di capire e accettare le situazioni che la vita ci presenta può essere veramente difficile, ed è in fondo un percorso che non termina mai. Siamo abituati a correre, ad inseguire gli obiettivi che ci siamo posti e a non fare pause mentre siamo intenti a raggiungerli. C’è poco spazio per riflettere su ciò che accade, con il risultato che possiamo incontrare amarezza e tristezza.
Un’immagine che mi accompagna è quella della natura, in cui, a mio parere, in qualche modo possiamo veder riflessa la nostra esperienza e davanti alla quale possiamo trovare un po’ di quella pace tanto cercata. Perciò nella gioia penso al sole, i bambini mi ricordano i fiori, e così via. Anche il dolore trova posto in questa corrispondenza: quando penso al dolore, penso al vento. Non si può sapere di preciso da dove provenga l’aria che ci colpisce, né sappiamo dove andrà a finire. Tutti, da bambini, ce lo siamo chiesto almeno una volta, così come di fronte al dolore ci poniamo tutti le stesse domande: chi ha voluto la morte di una persona cara? Dov’è adesso? Ha un senso la mia sofferenza?
Una cosa è certa: quando il vento è davvero forte, al punto da piegare o sradicare gli alberi delle nostre certezze e dei nostri progetti, non si può riprendere la vita del giorno precedente, si avverte che qualcosa è cambiato in profondità e spesso non sappiamo cosa sia meglio scegliere, perché il nostro cuore possa risollevarsi.
Non ci sono ricette, non c’è una prassi di sicuro effetto da seguire.
Credo che nella dimensione più profonda il dolore sia un mistero. Non condivido la posizione di chi pensa al male come ad una punizione, o come effetto di una casualità, o solo come prova da superare per una non meglio chiara felicità futura.
Solo due cose ci possono aiutare quando il nostro cammino è così in salita da farci pensare di non farcela: la speranza è la prima.
Sperare non è dire: “Chissà che domani succeda qualcosa, e che si possa dimenticare”… Non sarebbe possibile, né umano. Sperare è credere che il dolore, anche il più forte, abbia un senso, che magari non conosciamo, ma che c’è e ci aiuta a pensare che quanto accade non sia frutto del caso. Il dolore di chi cerca di avere questa consapevolezza non è meno intenso, le lacrime scorrono comunque sul viso; diversa è la fiducia che si pone nel domani, che ha un senso nonostante l’oggi.
La seconda è l’amore. Troppo spesso ci ricordiamo tardi della preziosità delle persone, di quanto siano importanti, e il rimpianto di quanto avremmo voluto fare ci appesantisce il cuore. Chi ama davvero sa guardare alle difficoltà senza perdere di vista la gioia vissuta, è grato per averla sperimentata, non cede alla tentazione di credere che tutto sia al capolinea.
Alle persone che soffrono non facciamo mai mancare la nostra presenza, ma non facciamoci prendere dalla voglia di usare troppe parole: se in noi saranno presenti speranza e amore, se ne accorgeranno; se rimarremo compagni di viaggio e non solo accompagnatori nel dolore, forse, in un momento che non sappiamo prevedere, la speranza rinascerà.      

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ASSETATI DI VITA


di Fausto Corsetti

L’attesa è l’abilità di riconoscere la completezza nel dettaglio e, stupiti, provarne intima riconoscenza. Accade, talvolta, di non vedere nulla o nessuno che desti attenzione, di non avvertire più alcun interesse, di non provare dentro più alcuna passione, di non coltivare più alcuna curiosità, di non assecondare più alcuna sfida, di non lasciarsi sedurre più da alcun sogno.
Tutto appare già sufficientemente noto, sperimentato, appreso, accaduto. Soltanto il  “dovere” o un radicato “senso di responsabilità” sembra dare senso a giornate diventate troppo uguali o scontate.
La prova o anche, per altre ragioni, l’appagamento riescono, troppo spesso, a soffocare il desiderio di cercare, di inseguire, di costruire, di sognare, di incontrare, di imparare. Allora il desiderio diventa nostalgia, il sogno illusione, il futuro disincanto, il presente fatica, la vita sopravvivenza.
Senza attesa, senza trepidazione, senza incertezze, senza bisogni non solo non c’è futuro, ma nemmeno presente.
Soltanto la sete e il bisogno rendono possibile il cammino, la ricerca, la passione, il desiderio.
Un poeta appagato dalla vita potrebbe mai  abbandonarsi davanti al foglio bianco?
Un pittore nauseato dalla realtà potrebbe mai dare vita ai colori?
Potrebbe mai raccontare qualcosa di nuovo la penna di uno scrittore incapace di andare oltre le apparenze dei fatti e dei sentimenti?
Potrebbe mai inseguire la persona amata colui che rimane concentrato su di sé e sulle proprie aspettative?
La sete è la vera guida della nostra esistenza: insegna al fiore a trattenere la rugiada della notte; muove i passi degli animali alla spasmodica ricerca di lontane pozze d’acqua; spinge l’uomo a chiedere.
Dove c’è sazietà non vi è slancio, dove c’è appagamento non vi è cammino. Se non c’è inquietudine non vi è desiderio e tanto meno voglia di vivere. La sete, la sete di trovare pace, di ricevere tenerezza, di donare amore, di portare gioia, indica che non si è ancora arrivati, non si è ancora trovato, non si è ancora ricevuto, non si è ancora donato.
La sete è incompiutezza, ma resta almeno una buona ragione… per vivere. Solo la sete permette a due amanti di ritrovarsi a sera con la stessa trepidazione, sorpresa, attesa del primo incontro. Solo la sete consente di vivere questa nostra esistenza come un grande dono, come una incessante attesa, come una raccolta mai completata di frammenti che lasciano presagire la Completezza.

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QUELLA NOTTE...

di Fausto Corsetti.

Quando è notte tutto sembra diverso. Le forme svaniscono o si trasformano. I suoni si ovattano o si accentuano. Lo sguardo si muove instancabile alla ricerca di figure familiari sulle quali tornare ad appoggiarsi, nel tentativo, almeno, di riconoscere essenziali riferimenti già noti. Anche se non irrompe improvviso, il narrare silenzioso del buio spaventa. Quanto meno interroga. Tutto diventa ombra intangibile e indistinta, che tutto sottrae, custodisce, riesprime.
Continua a battere il cuore. Attende. E piano piano entra, anzi rientra, in stanze abituali, cariche di sicurezze e di riferimenti essenziali. Spazi e luoghi interiori abitati da cose, soprattutto da pensieri e da affetti che non si possono esigere e nemmeno sottrarre. Tutto, comunque, rimane eloquente e continua a porgere messaggi inediti, importanti, esigenti.
Accadono di notte cose indimenticabili, grandi, indelebili, avvolte di significati alti, impregnate di riferimenti unici, che spesso non possono essere tradotte da alcun alfabeto.
Nella notte iniziano e trovano compimento cose, esperienze, incontri, accadimenti altrimenti non possibili, perfino non avvicinabili. Di notte le cose tornano a lanciare, anzi a lasciar trasparire, il loro messaggio più intenso, quello profondo, altrimenti non percepibile, non narrabile, ma sempre capace di evocare stupore e riconoscimento.
Nella notte, frequentemente, tutto diventa più chiaro. Svanisce il superfluo. Scompare l’inutile. Si annuncia il vero, l’essenziale, ciò che sopravvive all’apparenza. Nella notte, ciascuno si scopre raccolto dentro a se stesso, dentro al mistero che tutto avvolge e comprende: ciascuno si percepisce accolto nello spazio segreto di un altro che non è solo vicino, ma è proprio compagno, viandante, amico, amato, amante. E l’incontro diventa possibile nel silenzioso sostare, stupiti, dinnanzi a un fuoco crepitante che parla, disegna, riscalda, rivela, zittisce, che ottiene ascolto e comprensione; raggiunge la verità di sé e dell’esistere.
Nella notte si coglie la luce, si riconosce un’attesa, si rappresenta ogni ricerca, si concretizza ogni speranza.
Quella notte il lontano si fa vicino, l’Atteso si fa uno di noi. E accade che dinnanzi a quella Luce, messaggera silenziosa di misteri infiniti, chi non sa leggere capisce, chi non possiede nulla impara a donare, chi non ha sapienza impara a declinare il vocabolario vero della vita.
      

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L'INFEDELE

Che cosa può ancora significare avere accanto un uomo che ha perso il fascino dell’esclusività, della completa confidenza, dell’assoluta reciprocità?
Dov’è l’essere amabile che consideravamo un altro noi stessi, la persona con la quale avevamo deciso la condivisione delle gioie e dei sacrifici della vita?
Forse, sono proprio questi gli interrogativi a cui una donna lega la scoperta dell’infedeltà del proprio uomo.
Tutto sembra crollato in un abisso di delusione e di incertezza. E’ una tristezza senza fine, con un peso sul cuore, una fissazione nella testa, una incapacità insuperabile di assopire il tormento.
Ed eccola la donna tradita, che si chiede perché, che si sforza di capire, che indaga sul presente e sul passato, che si muove come un’allucinata, nel più completo disamore di tutto.
Dove sboccherà la sua tristezza? A chi chiederà aiuto? Di chi potrà fidarsi?
Quanti interrogativi!
Intanto, molti hanno avvertito che qualcosa è cambiato nella sua vita: ha spesso gli occhi arrossati, sfugge alle domande degli amici, si chiude per ore in casa. E’ tutto un bisbigliare, un osservare, un riferire, un “comarare”. Dietro lo sconforto, il teatro.
Le notizie corrono: c’è chi riferisce. Una donna, poi, non può scoppiare. Ed ecco i primi consigli: lascialo, dice la mamma di lei, no, perdonalo, dice la mamma di lui… Sono tutti consigli mossi dall’orgoglio di famiglia. Nella realtà non servono a niente.
Lei dovrà decidere da sola. Nessuno potrà trovare la soluzione più giusta al suo posto. Lei, da sola, dovrà sapere che uso fare dell’infedeltà del suo uomo...
Esiste, nel dramma della donna tradita, un qualche criterio di giudizio a cui è possibile aggrapparsi?
Forse…  Forse sarebbe utile sapere che ogni tradimento è un’infedeltà, ma non ogni infedeltà è un tradimento.
L’uno e l’altro atto rappresentano il massimo di offesa all’interno di una coppia, tuttavia il tradimento è una scelta che cela un ripudio.
L’infedeltà si fonda sulla speranza che tutto rimanga nascosto, e può essere frutto di debolezza, di vanità, del solito orgoglio di maschio. L’infedeltà, sempre grave in se stessa, può non intaccare in maniera incisiva i sentimenti fondamentali di una coppia.
Il tradimento, invece, è frutto di una lacerazione che forse si trascina da tempo e che aveva già avuto le prime avvisaglie in un certo distacco, nel non “cercarsi”, nell’indifferenza, nell’ascolto distratto, nei silenzi.
Si potrebbe quasi parlare di due tipi di infedeltà: quella che sarebbe spaventata all’idea di mettere in discussione gli affetti più cari e quella che desidera, sia pure con qualche apprensione, che qualcosa succeda.

Una donna prima di assumere qualsiasi decisione, forse, dovrebbe capire questo: l’uomo che riconosce la propria colpa e protesta ancora il proprio amore è probabilmente una persona da perdonare, una persona da comprendere.
Nessuna donna e nessun uomo possono accettare in partenza di essere traditi, ma il giorno in cui dovesse accadere è  fondamentale non commettere l’errore di reagire irragionevolmente, pur con tutte le buone “ragioni”.
Unendo le proprie vite non si diventa “impeccabili”.   

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