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CONSIGLI UTILI E FUTILI DAL MONDO DELLE DONNE

AMICHEVOLMENTE AMORE

di Fausto Corsetti.

Dite la verità: avete mai spiato la cassetta delle lettere anche la domenica, tanto era grande il bisogno di essere ricordati da qualcuno? Avete “sentito” il telefono anche quando non suonava? Siete arrivati, addirittura, a parlare da soli? Forse, e senza forse, noi bipedi esseri umani siamo quelli che abbiamo bisogno di un secondo cuore: possiamo vivere senza fratelli, ma non senza amici.
Per questo l’amore è la cosa più cantata, più urlata, più invocata, più chiacchierata della Terra. E’ giusto – e bello – che sia così: con l’amore, infatti, non si gioca, si vive! Eppure, nonostante tanto parlare d’amore, c’è qualcosa che non quadra, non tornano i conti. Milioni e milioni di persone continuano a sentirsi sole e diventano cattive: cattive, proprio perché non abbastanza amate.
Dunque, è necessario avere idee chiare sull’amore.
Amare è partire da vicino. Costa quasi niente voler bene alla gente: è per amare chi ti siede accanto che si richiede gran fatica!
Amare è dire ad uno: puoi contare su di me; ti sono amico. Vieni quando vuoi, telefonami quando credi. Con me puoi anche dire le stupidaggini che ti passano per la mente; puoi pensare a voce alta! Nessun timore. Sarò discreto. Manterrò le promesse… E tutto questo gratis… perché ti amo.
Amare è avere mani utili. La prima parola dell’amore, infatti, non è “ti amo”, ma “ti do una mano”, “ti servo”. L’amore fa la spesa; porta a casa le uova e le frigge; pulisce il moccio che cola dal naso dei bimbi; porta giù l’immondizia; qualche volta si arrabbia anche… Questo per l’amore di una mamma… L’amore fa un sorriso, studia, parla anche ai genitori, non fa il broncio, chiede scusa, canta, porta allegria…
Amare è lasciarsi amare. Questo è il capitolo più difficile dell’arte d’amare. Lasciarsi amare significa rendersi amabile, farsi simpatico, darsi una ripassatina al carattere fumantino, petulante, permaloso, freddo, variabile… per rivestirsi di un “io” gioviale, festivo, attento, tenero, generoso; di un “io”  – va tanto di moda – diciamo “solare” perché impara dal sole, simbolo dell’amore: difatti il sole dà, mentre la luna prende!

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LA NOSTRA STRADA

di Fausto Corsetti.

Per quanto ci sforziamo di fare bene ogni cosa, avvertiamo a volte nella nostra vita delle stonature. Siamo andati forse oltre la buccia della vita e stiamo cercando il sapore del frutto vero, la dimensione nascosta.
“Sentimenti contraddittori” ci tormentano: la contraddizione è una componente di molte esistenze. Siamo contenti di quello che facciamo e abbiamo, però… Dentro di noi albergano sempre dei “però”, delle immaginarie alternative alla vita che viviamo, che mai potremo sperimentare, ma che ci illudono con le loro chimere.
Non che i nostri umanissimi desideri siano completamente sbagliati, ma la sofferenza che ne traiamo è uno spreco di energie e un’occasione di sofferenza inutile. E non perché non ci sia niente da fare, piuttosto perché ci allontanano dal nostro vero cammino e ci impediscono di raggiungere quella unificazione di anima, corpo e spirito che sola ci dà serenità e gioia.
Ciascuno di noi ha una sua personalissima via, un cammino da percorrere. Una volta individuato, è necessario perseguirlo con determinazione, non lasciandosi distrarre da altre ipotesi di vita. L’unificazione a cui accennavo si realizza quando nella nostra opera, qualunque essa sia, da quella più umile alla più eccelsa, dalla scelta familiare a quella sociale, noi impegniamo tutta la nostra persona (corpo, anima e spirito).
Dobbiamo essere fermamente convinti che davanti a ciascuno di noi c’è una via particolare, sua propria, nella quale, e solo in quella, può trovare realizzazione, che significa unificazione.
Tentare di imitare le altre vie, le vie degli altri, o provarne invidia, oltre a farci inutilmente soffrire, consuma le nostre energie, sprecandole in una direzione sbagliata. Ciò include naturalmente delle rinunce, ma queste sono inevitabili, e utili, per tutti, se vogliamo vivere correttamente. Ma promette anche, a chi resta fedele alla sua strada, gioia e pienezza.
La “ricetta” migliore per risolvere la contraddizione, cui ogni persona, è sempre soggetta, è tentare di mettere in sintonia la propria volontà con quella dello Spirito, che si rivela solo quando lo cerchiamo nella nostra profondità. Per questo è estremamente necessario dedicare uno spazio saliente, nella vita quotidiana, alla meditazione, alla contemplazione, al silenzio che favoriscono il discernimento, l’equilibrio, l’armonia.
Essere in armonia con la propria natura è avere occhi per vedere il bello in ogni particolare. E quando “facciamo il pieno di bellezza” siamo anche più disposti ad amare la vita, la nostra vita, la nostra strada.  

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VIVIAMO DAVVERO!

di Fausto Corsetti.

E’ strappato l’ultimo foglio del calendario: l’anno vecchio è alle spalle. Quanti avvenimenti e quanti incontri sono successi! Alcuni belli che ci hanno dato gioia; altri brutti che ci hanno preoccupato e rattristato. La storia di ciascuno di noi si è intrecciata con quella dei nostri amici, dei parenti e sicuramente con quella di qualcuno incontrato per la prima volta.
E’ stato un anno difficile ed ora siamo tentati di voler dimenticare quello che non ci è piaciuto oppure non è andato come avremmo desiderato. Eppure tutto ciò che accade ha un senso e sarebbe un peccato – oltre che impossibile – pensare di poterlo cancellare. Piuttosto è bene provare a capire e giudicare quanto è accaduto, soprattutto in questo momento in cui si apre davanti a noi una nuova occasione. Eh, sì! Il nuovo anno, ancora neonato, si spalanca con tutte le sue opportunità e il nostro cuore è pieno di speranze e di propositi.
Speranza di stare bene, insieme alle persone cui teniamo, e speranza che accada qualcosa che ci sorprenda e ci renda contenti di alzarci la mattina, lavorare, coltivare le amicizie e le nostre passioni. E poi i propositi. L’anno che è appena giunto un po’ conosce già la strada, ma un po’ dovremo indicargliela noi. Ciascuno di noi avrà di sicuro la possibilità di creare occasioni perché il tempo non passi invano e si possa crescere davvero.
Abbiamo ragione di indignarci nei confronti delle cose che non vanno, dell’illegalità, della corruzione pubblica e privata che anche lo scorso anno si è ben attestata sulla scena mediatica, oppure sbuffare davanti a una politica tanto litigiosa quanto inconcludente. Speriamo che un ritorno di saggezza si manifesti e si insedi nei palazzi del potere politico ed economico, anche sulla base degli appelli delle tante persone stimate e oneste che pure vivono in questo nostro Paese.
C’è, però, un’ulteriore necessità primaria che riguarda quello che potremmo chiamare il ritmo del respiro della vita sociale. Non possiamo non accorgerci che per compiere grandi passi sia indispensabile non solo agire, ma anche sognare; non solo pianificare, ma anche credere. Questa presa di coscienza è quanto mai adatta alla situazione odierna in cui un po’ noi tutti – e non solo i protagonisti della vita pubblica – ci siamo assuefatti al piccolo cabotaggio, all’interesse privato, al vantaggio e alla sicurezza personale o di gruppo.
Clint Eastwood in un suo film aveva questa battuta ironica: “Se vuoi una garanzia a tutti i costi, allora comprati un tostapane!”. Nella scuola, nella famiglia, nel lavoro e talora persino nella religione ci si accontenta sempre più del minimo comune denominatore. Sappiamo, però, che quando ci si abitua alle piccole cose, si diventa incapaci delle grandi. Ecco, infatti, l’incombere dei luoghi comuni, il rinchiudersi a riccio nella propria cerchia, il timore per gli orizzonti vasti che si aprono, l’assenza degli ideali, la caduta della ricerca della verità e dei valori permanenti.
Per essere veramente uomini e donne bisogna coltivare sempre un sogno, un progetto, una fede, non rassegnandosi alla banalità, alla bruttezza, al grigiore, alla sopravvivenza. La stessa cura del creato, generatrice di un’armonia serena, partecipa di questo respiro più alto.
Un’ultima riflessione, forse un po’ scontata. Ogni nuovo anno è una porzione di tempo che ci è offerta. E proprio perché il tempo non è “infinito” come l’eternità, ha in sé i presupposti della fine e, diciamolo serenamente (anche se questa parola è oggi elusa), può avere in sé anche la morte.
Un augurio, dunque: “Nessuna paura che la vita possa finire. Temiamo, invece, che non cominci mai davvero”.      

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VENT'ANNI


di Fausto Corsetti.

Strana capacità la memoria: consente di ricordare, ma anche sceglie e dimentica, ci lascia rasserenati come un unico albero verde in una piana nebbiosa, ma a volte ci inquieta e ci agita rendendoci incapaci di lasciar andare, lasciar scivolare, di liberarci.
Ci offre distanza, e dunque calma gli ardori, ma a volte ci offre anche rimpianto o rancore, che nutrono le braci e non lasciano che il fuoco si spenga. Per questo non possiamo ignorare la memoria, ci tocca guardarla in volto, quando è dolorosa come quando è quieta.
Le diverse età di una persona – fanciullo, maturo, anziano – sono da sempre state oggetto di storie e d’arte.
Invecchiando, ognuno di noi cessa di essere il bambino che fu, il ragazzo che fu, la bambina con il fiocco, la ragazza con la mini?
Oppure le età trascorse si integrano una dentro l’altra, come le bamboline colorate russe?
Se prendete una vostra foto da studenti, e qui non importa se siete andati sui banchi del liceo quando il Milan aveva Rocco in panchina, la Juve era imbattibile o si giocava con il pallone a stringhe di cuoio, vi chiedete: “Chi sono, chi ero allora?”
Mi è capitato, in un giorno complicato di qualche settimana fa, di passeggiare per il centro di Roma e di ricordarmi di colpo che, da studente, ero passato nella stessa viuzza medievale. Cosa avrebbe pensato di me il ventenne di allora?
Il crescere è un po’ come il partire per qualcosa di nuovo, attraente e pieno di imprevisti e difficoltà allo stesso tempo.
Ognuno di noi ha una quantità così grande di possibilità davanti a sé, tanti progetti a cui si aggrappa, soprattutto quando si è giovani, nel campo dello studio, sport, lavoro, viaggio… che possono veramente “spaventare”. Quante volte la nostra testa si sente piena di dubbi… Ogni volta che ci imbattiamo in un sentiero perdiamo tutti gli altri della stessa montagna in cui ci troviamo… e noi come facciamo a sapere se la strada presa è quella che cercavamo? E se avessi preso quell’altra strada? Con il senno del se non si fa la storia, ma non è facile. Scegliere. E poi nel momento della scelta si muovono in noi tutti quei valori di amore, giustizia, rispetto, rinuncia…che i nostri genitori ci hanno trasmesso fin da piccoli, quei valori che i nostri insegnanti ci hanno cercato di far capire con il loro insegnamento scolastico ed extra-scolastico… non è facile, soprattutto quando a tutto ciò subentra l’orgoglio personale o la stima che ti sei costruito in una “compagnia”, che può condizionare molto nella scelta per il proprio futuro.
Paul Nizan malediceva chi diceva che a vent’anni si è sempre felici, ma sbagliava: andando avanti è altrettanto dura.
Quella passeggiata dentro l’avvicendarsi dei giorni in cui accadono cose che in un frammento di tempo, di vita, segnano irreversibilmente esistenze alla ricerca di una luce, di una parola, di un colore, di un messaggio che resti significativo, eloquente, unico, nel tempo.
Ho provato, per gioco, a camminare a vent’anni, a vedere il mondo come allora, e di botto, come per l’effetto di una magia, mi sono sentito come allora: attento, intenso, ingenuo. Perfino le illusioni di quei giorni risuonavano coerenti. Provate il gioco: provate a sentire dentro di voi ogni giorno della vostra vita, ogni età precedente.
Niente più vi sembrerà perduto.

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