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CONSIGLI UTILI E FUTILI DAL MONDO DELLE DONNE

WEB REPUTATION

della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.


Dilaga ormai l’abitudine di documentare sui profili social i propri momenti di svago e, diciamo la verità, non sempre ciò che si posta in rete è frutto di una ponderazione sulle conseguenze che le immagini pubblicate possono avere sulla propria “web reputation”.
Viviamo in un’epoca in cui, giustamente, esiste una particolare attenzione al diritto alla privacy ma, come per incanto, siamo noi stessi ad abbassare ogni difesa e a relazionare con dovizia di particolari chicchessia sui nostri pensieri e sulle nostre abitudini, anche le più intime e addirittura anche dei nostri figli, attraverso la rete.
Per effetto di una sorta di disturbo bipolare collettivo, da un lato, siamo ossessionati da moduli a tutela dei nostri dati personali, che sottoscriviamo con scrupolo per ogni inezia, dall’altro ci affrettiamo a far partecipare l’universo mondo alla nostra vita privata, documentandone anche attraverso le foto, ogni minima sfaccettatura.
Ebbene amici, sappiate che la web reputation, ovvero l’insieme di informazioni che riguardano un soggetto e che si possono facilmente dedurre da ciò che postate on line, costruiscono nell’insieme la nostra reputazione digitale, cioè il nostro “rating” personale, che può avere un ruolo talvolta determinante ad esempio per chi cerca lavoro.
Forse sfugge a molti, infatti, che una buona percentuale di aziende si serve dei profili social per elaborare una sorta di preselezione dei vari candidati e che le foto che ritraggono i soggetti in atteggiamenti ”sconvenienti”, soprattutto se emerge l’uso abituale di alcol o di droghe, incidono negativamente sul futuro professionale nostro, o peggio, dei nostri figli.
Personalmente, ritengo che sia sufficiente utilizzare gli strumenti di comunicazione contemporanei, utili e divertenti, con un pizzico di buon senso, evitando di postare materiale che potrebbe anche solo semplicemente imbarazzarci in futuro, o soltanto compromettere la reputazione di nostro figlio, che ha tutta la vita ancora da costruire.
Eppure sarebbe sufficiente ricordare che i social riproducono virtualmente la pubblica piazza, dove molti di noi non sognerebbero neppure di farsi cogliere in determinati atteggiamenti.
Vizi privati e pubbliche virtù? Ipocrisia latente? No grazie, ma si tratta semplicemente di agire a tutela propria e dei propri cari, di agire con la dovuta attenzione non esponendoci a facili critiche da parte dell’esercito dei “webeti”, evitando inoltre perdite di chances anche solo potenziali, sia nel campo lavorativo che nel campo delle relazioni sociali reali.
Insomma, meglio rinunciare a qualche “follower” e mantenere un generale decoro.
Ecco, ora che vi sarete fatti l’idea che io sia una bacchettona, ancorché non mi appartenga, passiamo ad esaminare quali sono gli strumenti che la legge offre per rimediare a qualche incidente di percorso.
Innanzitutto ricordiamo che esiste una forte interazione tra i luoghi on line e gli utenti. I contenuti su blog e forum sono compilati direttamente dagli utenti in tempo reale e i singoli gestori si limitano a sorvegliare soltanto sul rispetto dei regolamenti interni.
Quindi, volendo fare un paragone con un contesto naturale, vi esorterei a pensare che siamo in una giungla!
Pubblicare on line foto, poiché con un semplice click esse si possono salvare ed esportare, significa comunque renderle in una certa misura disponibili, per cui riflettere sul contenuto delle immagini assume una certa rilevanza.
Dunque, anche se i profili sono accessibili ad una cerchia ristretta di “amici” le foto possono essere esposte a forme di divulgazione, benché non autorizzata dal legittimo titolare delle immagini.
Che fare?
Il primo suggerimento è fin troppo facile: bisogna impostare il proprio profilo in modo da rendere il più possibile inaccessibile agli estranei il proprio materiale pubblicato. Ciò richiede un livello di informatizzazione medio, mentre molte persone che utilizzano i social network hanno un livello decisamente basso, il che equivale a consegnare una pistola carica a persone che non hanno neppure idea di come si inserisca la sicura.
In secondo luogo, qualora accada un incidente e ci si accorga che il proprio materiale è stato divulgato senza la nostra autorizzazione, occorre tenere presente che il nostro ordinamento offre diversi mezzi di tutela per la difesa dell’onore, del nome e dell’immagine, fatto sempre salvo il risarcimento del danno eventualmente ricevuto.
Se la violazione assume addirittura rilevanza penale e ricorre il caso di diffamazione a mezzo stampa o con altri mezzi, si applica la fattispecie prevista dall’art. 595 del codice penale con le relative conseguenze: detenzione o multe in misura variabile a seconda del soggetto offeso e del grado di lesività dell’offesa.
Se invece la divulgazione non autorizzata rileva esclusivamente in sede civile, si applicano gli art. 7-10 del codice civile, posti a difesa del nome, dello pseudonimo e della propria immagine.
Utile ricordare anche la legge n. 633/1941 e successive modifiche, nella parte in cui tutela il diritto al “ritratto”, con la possibilità di ricorrere ad una procedura d’urgenza ex art. 700 del codice di procedura civile, per ottenere una forma di cautela immediata.
L’art. 96 della legge 633/1941 dispone infatti che il “il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa” e l’art. 97 della stessa legge prevede che “non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà, o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico”.
È necessario ricordare, però, che il dato personale inteso in senso ampio e la tutela dello stesso devono essere sempre contemperati con il diritto di cronaca e di critica, purché sussista la rilevanza sociale dell’argomento ed emerga l’obiettività dei fatti realmente accaduti, che devono essere riportati attraverso espressioni congrue e contenute nella forma.
Severamente vietato, dunque, divulgare la cellulite dell’inconsapevole vicina di ombrellone!
Sembra utile, poi, menzionare il concetto di “diritto all’oblio” che consente di inibire la permanenza della pubblicazione la cui divulgazione risulti inutile e inopportuna in ragione del lungo tempo trascorso dall’accadimento dei fatti.
Infine e in ogni caso, sembra universalmente valido il concetto di riflettere sui contenuti che ci accingiamo a pubblicare usando semplice buon senso e non dimenticando il sempre auspicabile buon gusto, evitando di postare il vuoto pneumatico del nulla, come a volte purtroppo avviene, incorrendo peraltro in potenziali lesioni di diritti altrui.

 

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