CONSIGLI UTILI E FUTILI DAL MONDO DELLE DONNE

PICCOLE DONNE

PICCOLE DONNE... IN CASSAZIONE

della Dott.ssa Marialuigia De Lucia, abilitata alla professione forense.

La statura minima, da sempre oggetto di numerosi proverbi popolari più o meno noti, ha per anni costituito un criterio discretivo per la selezione del personale al momento dell’accesso agli impieghi.
E così, la signora X si è vista negare l’accesso al lavoro presso una nota Società dei trasporti, con le mansioni di Capo Treno Servizi, in quanto troppo piccola di statura rispetto al limite minimo di 160 cm di altezza imposto dal regolamento dell’azienda, con riferimento al d.P.C.M. 411 del 1987 e al d.M. dei Trasporti 158/T del 19 settembre 1986.
I giudici della Cassazione, con la sentenza 3196/2019, hanno infatti qualificato come “discriminazione indiretta” la scelta aziendale trasposta in un regolamento, di porre un limite minimo alla statura dei dipendenti e riconosciuto la violazione dell’art. 25 del d.lgs. 11.4.2006, n. 198, più noto come codice delle pari opportunità.
Premesso che qualunque limite fisico può essere legittimamente invocato come criterio selettivo solo se funzionale al tipo di mansioni che il lavoratore o la lavoratrice dovranno svolgere, l’articolo 25 citato, al secondo comma, prevede che “si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto a lavoratori dell’altro sesso, salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento dell’attività lavorativa, purché l’obiettivo sia legittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari”.
Considerando che dalle statistiche emerge che la statura media degli uomini è di circa 175 cm contro i 162,5 cm delle donne, se ne deduce che il limite staturale dei 160 cm inserito in maniera indifferenziata dalla Società, costituisce un elemento indirettamente discriminatorio per le donne, naturalmente di statura inferiore rispetto all’altra metà del cielo.
La Corte ha quindi rigettato il ricorso proposto dalla Società con condanna alle spese.

L’importante è essere all’altezza, più che essere alti!

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